UN TEMPO PER NASCERE E UNO PER MORIRE
Il senso del tempo quando non c’è più tempo
lunedì 21 giugno, h. 20.30
GIOVANNI GRANDI
Presidente Centro Studi Jacques Maritain
ANTONINO RASPANTI
Docente di Storia della Spiritualità - Facoltà Teologica di Sicilia
Lo spazio ci presenta cose da amare, che poi il tempo ci porta via, lasciando nell’anima una folla di immagini che stimolano il desiderio ora verso un oggetto ora verso un altro. Così l’animo diviene inquieto e travagliato nel suo vano desiderio di possedere ciò da cui è posseduto.
Agostino di Ippona (V Sec.)
La fretta che caratterizza il ritmo della società contemporanea spesso impedisce di apprezzare il valore del tempo. Lo si ritrova più spesso in circostanze straordinarie, che costringono a rallentare e sollecitano ad interrogarsi sul senso profondo del tempo e di una vita che nel tempo si snoda.
Che relazione c’è tra la parabola di vita biologica e quella di vita spirituale? Esiste un tempo per ogni cosa?
Come confrontarsi con lo «scadere» del proprio tempo?
Cosa significa realmente «rallentare»?
UN TEMPO PER ABBRACCIARE E UNO PER ASTENERSI DAGLI ABBRACCI
Le stagioni del vivere, la maturazione affettiva e professionale
martedì 22 giugno, h. 20.30
PINA DE SIMONE
Docente di Etica Generale - Fac. Teologica dell’Italia Meridionale
DANIELE MARINI
Presidente Fondazione Nord Est
Una persona non raggiunge la sua piena maturità
se non nel momento in cui sceglie qualcosa, cui restar fedele,
che valga più della vita.
E. Mounier (1949)
Il tempo si misura anche in stagioni, che spesso non riescono a trovare precisa declinazione anagrafica: adolescenza, giovinezza, età adulta, vecchiaia.
Difficile dire quali siano i momenti di transito dall’una all’altra. L’affettività della persona umana si sviluppa lungo questi periodi incontrando problematiche diverse, tanto nella dimensione privata quanto in quella lavorativa: dal trasporto all’impegno, dalla fedeltà al distacco.
Come interpretare ogni tempo cogliendone i frutti che nutrono il percorso di maturazione della persona?
Esiste un tirocinio nella dimensione affettiva?
UN TEMPO PER STRAPPARE E UNO PER RICUCIRE
Tempi della ricostruzione e della guarigione
mercoledì 23 giugno, h. 20.30
GIUSEPPE GIUNTA
Medico psichiatra e psicoterapeuta - Ospedale Civile di Lecco
S.E. mons. ARTURO AIELLO
Vescovo di Teano-Calvi
Il perdono si compie in quattro fasi. La prima consiste nell’accettare il dolore che l’offesa mi ha provocato. Nella seconda fase accetto la mia rabbia, che mi distanzia da chi mi ha offeso.
Nella terza fase posso capire perché l’altro ha agito in quel modo, posso comprendere le sue motivazioni.
Solo la quarta fase porta il vero perdono, nel quale lascio all’altro il comportamento offensivo e così facendo me ne libero.
Il perdono è salutare soprattutto per me, perché mi libera da ciò che l’altro mi ha fatto.
Anselm Grün
L’esperienza umana attesta che costruzione e distruzione hanno sempre tempi diversi: lunghi la prima, brevi, talvolta istantanei la seconda.La ricostruzione, specie se si tratta di relazioni, sembra essere qualcosa di ancor più impegnativo, talvolta è ritenuta cosa impossibile dopo rotture traumatiche, delusioni o tradimenti. Le ferite dell’anima non sembrano guarire fisiologicamente come quelle del corpo. Talvolta rimangono semplicemente aperte.
È possibile «ricostruire» le relazioni infrante? A quale prezzo?
E quali sono i tempi di questa difficile ricostruzione?
Ci sono ferite che non possono guarire?
UN TEMPO PER CERCARE E UNO PER PERDERE
Tempi della tecnologia, tempi della cura e della cultura
giovedì 24 giugno, h. 20.30
MINO CONTE
Docente di Pedagogia Generale e Sociale - Università di Padova
ALBERTO PAPACCIO
Responsabile risorse umane Lotto
Noi chiamiamo «impegno» l’assunzione concreta della responsabilità di un’opera da realizzare in futuro, di una direzione definita di uno sforzo che vada verso la formazione dell’avvenire umano. L’impegno, quindi, realizza la storicità umana e volerlo eludere significa normalmente distruggere il progresso stesso della nostra qualità umana.
Paul Landsberg (1939)
Il progresso tecnologico ci ha abituati a tempi molto rapidi di sostituzione dei diversi manufatti, talvolta portandoci a ritenere ineluttabile in ogni settore la dinamica «usa e getta».
Questa regola del «vecchio da buttare» vale ad ogni latitudine dell’umano? Ciò che viene «dopo» è per questo sempre «meglio» di ciò che c’era prima? Che cosa significa «progresso» nella cultura e nella conoscenza?
La «cura» della persona, specie in ambito educativo, come si misura con le dinamiche della sostituzione, dell’aggiornamento, dell’accumulo di informazioni e dell’approfondimento?
Quali conseguenze ha la necessità del continuo aggiornamento nei contesti lavorativi? Quale posto trova ancora l’«esperienza»?
UN TEMPO PER TACERE E UNO PER PARLARE
Tempi della comunicazione e cambiamenti della società
venerdì 25 giugno, h. 20.30
PIERMARCO AROLDI
Docente di Sociologia della Comunicazione - Università Cattolica di Milano
TIZIANA PITTIA
Vicepresidente Giunta Nazionale - TP Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti
Basta che una cosa sia scritta in un giornale, e si può eo ipso essere sicuri che c’è sempre un buon numero che avranno o manifesteranno la stessa opinione: ergo, puoi benissimo anche tu avere quest’opinione.
Søren Kierkegaard (1852)
È un’impressione comune che vi sia un nesso tra i messaggi veicolati dai mezzi di comunicazione di massa ed i cambiamenti della società. Ma quanto incidono realmente i mass media nella formazione della coscienza? Quali sono i tempi che nelle diverse stagioni del vivere vengono spesi nelle tele-comunicazioni? I ritmi del cambiamento sociale rispecchiano quelli del cambiamento dei format televisivi e/o viceversa?
Il modo di comunicare, specie con immagini e messaggi, introduce delle novità nella società o intercetta tendenze che si affermano autonomamente? I nuovi mezzi di comunicazione ed i nuovi linguaggi stanno generando solo nuove abitudini o anche nuove mentalità?
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