LUNEDì 22 GIUGNO
TONALITÀ DELL’AMARE

La prima esperienza della persona è l’esperienza della seconda persona. Il tu, e in lui il noi, precede l’io, o per lo meno lo accompagna. Quando la comunicazione si allenta o si corrompe, io perdo profondamente me stesso. Si potrebbe quasi dire che io esisto soltanto nella misura in cui esisto per gli altri, e, al limite, che essere significa amare.

Emmanuel Mounier

Affetti e legami, amicizia e amore, prossimità ed estraneità: le relazioni umane si esprimono e soprattutto si vivono in molti modi. Nella sfera affettiva si concentrano le grandi risorse come i grandi drammi dell’uomo di ogni tempo: dall’educazione alla formazione professionale, dall’assistenza alla politica, il riconoscimento della «relazionalità» come tratto essenziale della persona è unanime. Ma quali sono gli interrogativi profondi che emergono dai diversi ambiti di vita relazionale? In cosa risiede l’autentica bellezza della relazionalità? Quali sono le sfide di oggi e come affrontarle? Dove indirizzare lo sguardo nella pratica educativa, nella cura, nell’attività produttiva?

Discutiamone con
FRANCO PANIZON
Medico pediatra, già Direttore della Clinica pediatrica
dell’Ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste

 

MARTEDì 23 GIUGNO
AFFETTI AL LAVORO

«Tristezza» è il nome di un cattivo rapporto con il tempo. Siamo tristi quando ci rifugiamo nei ricordi di un passato che non ritorna; e siamo tristi quando viviamo al futuro anteriore, «quando avrò... solo allora potrò...», rimanendo sospesi in attesa, senza gustare l’oggi. Ritrovare un buon rapporto con il tempo è anzitutto aderire alla realtà e vivere secondo le buone opportunità del presente.

Enzo Bianchi

Cosa occupa il nostro tempo? Famiglia e lavoro, affetti e professione, svago e impegni: perché è così difficile nella società contemporanea trovare la quadratura del cerchio facendo spazio ad ogni cosa? Mille fronti si contendono le energie delle persone, le giornate non bastano mai: e per le cose che contano si finisce proprio per non avere mai un minuto. Ma è una questione di tempi o di ritmi? È possibile oggi trovare un equilibrio ed imparare a vivere al presente?

Discutiamone con
CLAUDIA MANZI
Università Cattolica di Milano
e ALDO OLIMPI
Manager

 

MERCOLEDì 24 GIUGNO
PROGETTI SULLA SABBIA

La speranza riguarda il futuro: non c’è speranza delle cose presenti già raggiunte. Poi la speranza si rivolge a qualcosa di arduo, raggiungibile con difficoltà: non si dice infatti di sperare cose da poco, che subito possono essere ottenute. Ma le mete, anche se ardue devono essere tuttavia raggiungibili: nessuno spera ciò che in ogni caso non potrà raggiungere. E per questi motivi la speranza differisce dalla disperazione.

Tommaso d’Aquino

Progettarsi, progettare una vita, coltivare una relazione «per sempre» non è prevedere ogni cosa, ma intravedere una direzione. La fatica fa parte di tutto questo, ma oltre alla fatica c’è l’esperienza della fragilità. La società contemporanea ha un rapporto conflittuale con i progetti incompiuti, con i bersagli mancati: si esige molto, dagli altri, da se stessi. E per il timore di fallire, talvolta, si rinuncia a sperare. È possibile fare la pace con la fragilità umana? Quale messaggio porta? Davvero è un ostacolo capace di togliere speranza a grandi progetti?

Discutiamone con
LUCA ILLETTERATI
Università di Padova
GIUSEPPE TOGNON
Università di Roma «LUMSA»

 

GIOVEDì 25 GIUGNO
FAMIGLIE IN MOVIMENTO

Abbandonate dunque le vostre lamentele, o mortali insensati! Invano cercate di accoppiare la grandezza di una nazione con la probità. Non vi sono che dei folli, che possono illudersi di gioire dei piaceri e delle comodità della terra, di esser famosi in guerra, di vivere bene a loro agio, e nello stesso tempo di essere virtuosi. Abbandonate queste vane chimere! Occorre che esistano la frode, il lusso e la vanità, se noi vogliamo fruirne i frutti.

Bernard de Mandeville

La dimensione civile sta riportando da qualche tempo la famiglia e più estesamente l’ambito delle relazioni «private» al centro dell’attenzione politica. Nell’era della privacy si fa comunque strada la consapevolezza dell’insostenibilità di una rigida frattura tra pubblico e privato: proprio la dimensione civile e comune si sostiene a vario titolo con le risorse messe in campo dalle relazioni private che godono di buona salute. Come rileggere oggi il rapporto tra pubblico e privato? I vizi privati possono ancora essere pubbliche virtù?

Discutiamone con
FABIO MACIOCE
Università di Roma «Tor Vergata»
ROBERTO WEBER
Presidente Istituto di Ricerca SWG di Trieste

 

VENERDì 26 GIUGNO
STORIE SENZA STORIA

Tornavo verso la città. Sul fondo d’arenaria di una pozzanghera, la mia ombra mi permise di leggere una smanceria scritta a pennarello da un giovane innamorato: «Io e te, forse per sempre, forse mai». Non «per sempre» o, più modestamente, «speriamo per sempre». Forse. Una non promessa, un non impegno, nient’altro che la supina accettazione di un accadimento eventuale. Non c’è neanche la speranza: non «magari», forse. Questo pensiero si era insinuato in me d’improvviso, mi si era impresso addosso, sommandosi al grigio tutt’attorno.

Andrea Dessardo

«Avere una storia» può significare molte cose: contemplare un passato in cui ci si riconosce, ma anche vivere una relazione affettiva non pienamente convinta. Dal tracciato della propria storia e dai suggerimenti delle relazioni più significative (una tradizione) ciascuno trae indicazioni su ciò che rende «serio» un rapporto. Ma d’altra parte proprio la difficoltà nel coltivare i rapporti apre talvolta al tradimento: nei confronti della propria storia, dei propri ideali, della o delle persone con cui si vive. Qual è il ruolo delle tradizioni nella cura della vita affettiva? Di cosa è segno il tradimento? È inevitabile il consumarsi delle relazioni umane?

Discutiamone con
LUIGI ALICI
Università di Macerata
GIAN MATTEO APUZZO (interviene in vece di Alen Custovic)
Sociologo e scrittore

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